[…] In questa ultima raccolta di fotografie ritorna il colore. Ma non è il colore che è l’essenza, la durata, la realizzazione delle cose. Sembra che non vi sia più nulla, solo vasti, misteriosi paesaggi, incredibilmente distanti da una loro origine […]





Rêverie Nella Tarantino “Si mette male. Bisogna sbrigarsi, se si vuole ancora vedere qualcosa. Tutto scompare” Paul Cezanne In questa ultima raccolta di fotografie ritorna il colore. Ma non è il colore che è l’essenza, la durata, la realizzazione delle cose. Sembra che non vi sia più nulla, solo vasti, misteriosi paesaggi, incredibilmente distanti da una loro origine. Sfibrati e perduti e immobilizzati in una loro inaccessibile lontananza. Immersi in una dolorosa luce di crepuscolo. Si, perché non è il “sorgere” del paesaggio. Da un’oscurità assoluta. E’ il suo rientrarvi, dopo l’ultimo bagliore, come una delusione, come la fine di un lungo viaggio, come un’infinita stanchezza. Miracolosamente riappaiono frammenti di un’anima in volo, visioni che procedono verso alchemiche trasmutazioni, prima che l’oscurità si richiuda su ogni squarcio, su ogni riva, su ogni cielo. Nebbie e schiume e cumuli e nembi, soli disfatti e riflessi di cielo e di mare, lune sorprese in fuga dalla notte, e rocce e scogli e paesaggi romantici come cartoline di un dimenticato viaggio. Nessun Wanderer s’avventura sulle cime del proprio orgoglio. Solo un immenso inesprimibile silenzio. Nessun oltre. Tra i vapori densi d’acqua e sabbia riceviamo le istantanee di un unico irreversibile tramonto, la dolorosa agonia della bellezza della natura che se ne va.